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Uno scrittore, sette narrazioni

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IL MERIDIANO DI ALBERTO BEVILACQUA
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Offerta valida fino al 31/12/2010.
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IL MIO MERIDIANO
di Alberto Bevilacqua

Guardo questo Meridiano che mi sta di fronte, che mi è stato dedicato, e rifletto sulla mia vita vissuta da scrittore, faccio ipotesi sulla vita che ancora mi resta da vivere. Il Meridiano è un volume che raccoglie le opere che un autore ha creato, traccia il consuntivo delle sue invenzioni: in questo caso, nel campo della narrativa. Tutte le mie poesie sono già state catalogate, due anni fa, nella collana “Poesie del ‘900” (Mondadori). Alberto Bertoni, uno dei nostri critici più signi- ficativi, ha curato entrambe le raccolte. È consuetudine che i Meridiani vengano dedicati agli autori scomparsi, che hanno calato il sipario sia della loro creatività che della loro esistenza. Rari i viventi. E di nuovo mi chiedo: cosa sarà di me, domani?
Ai lettori e alle lettrici che mi hanno seguito negli anni, e ai giovani che si accostano ora alla mia opera, preciso anzitutto un aspetto che ritengo fondamentale: un Meridiano, di solito, presenta l’opera omnia in uno svolgimento fine a se stesso. Il mio caso è diverso. Vengono presentati sette dei miei titoli, e ciascuno riflette una faccia dell’Italia, della nostra vita.

Il primo titolo: Una città in amore. Tratta della dimensione popolare del Novecento, ancora viva più che mai, che credo sinceramente di aver raccontato, nei suoi protagonisti e nelle sue imprese, con profondità e passione, partendo dalla mia città d’origine: Parma. Siamo tutti un po’ figli di quei personaggi, quelle imprese. Segue La Califfa. Diedi vita a un drastico mutamento nella valutazione della donna, da sempre usata – anche nei casi letterari più alti - come strumento di scena seduttiva: amorosità varie, sesso, ecc. Con La Califfa, la figura femminile l’ho raccontata nella sua naturalezza, addirittura nella sua coscienza civile, capace di incidere sulla realtà di tutti. Per queste ragioni, credo, La Califfa ha avuto un esito così vasto nel mondo. Anche la sua versione cinematografica, che ho diretto avendo a protagonista Romy Schneider, è ancora attualissima, presentata di continuo nelle televisioni dei vari paesi. Terzo titolo: Questa specie d’amore. Dà spazio alle difficoltà dei rapporti di coppia, specie all’interno dell’istituto matrimoniale, nello scenario di un’Italia coinvolta dell’inaridimento dei sentimenti, nell’ansia economica, affettiva.

Quarto titolo: L’occhio del gatto. Fra Marcello, di origine provinciale e popolare, e Giulia, figlia di un’aristocrazia ricca, tutto è andato a pezzi. Marcello si salva con l’ironia. È il romanzo della mia vena ironica. Una scandalosa giovinezza: straordinario personaggio femminile realmente esistito, Zelia Grossi conosce gli intrighi e le dissolutezze dei “bordelli” di cui l’Italia, purtroppo, è ancora capace. I sensi incantati: le illusioni rimaste, i sogni che forse nulla e nessuno farà mai morire in noi. Un testo che mi è carissimo, molto tradotto e amato, nato da uno dei viaggi nei “regni del mistero” che ho compiuto in ogni parte del mondo, fra i grandi sensitivi.

La serie si conclude con La polvere sull’erba. Lo scrissi a ventidue anni, ma restò bloccato dalla censura e accantonato per quarant’anni. Raccontai allora quello che è rimasto un tabù di Stato: la guerra civile che si scatenò dopo la Guerra, lungo il Po, nel Triangolo della morte. Quante cose non dette, quanti segreti, quante conseguenze stiamo pagando ancora oggi…

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