Emanuela Pardelli è nell'occhio del ciclone: è lei la responsabile del settore libri inglesi della libreria Arion di Via Veneto, un impegno grande perché da poco è nato un grande progetto sul tema. E quando le chiedi se ci troviamo di fronte a una libreria nella libreria, ci spiega subito che “sì, rispetto al passato, avendo più spazio, possiamo coprire ogni esigenza, dalla narrativa alla saggistica, arrivando perfino agli audio-libri”.
Quindi non sono solo libri dedicati ai turisti.
“No, assolutamente. La nostra sezione offre molto altro: uno spazio dedicato anche al pubblico italiano che, sempre più, cerca di leggere libri in lingua originale. Sia per entrare in contatto senza filtri con il pensiero dell'autore, sia per migliorare l'inglese in modo definitivo. Insomma alla fine diamo anche un servizio di tipo linguistico. E c'è dell'altro”.
Tipo?
“Le novità in lingua originale arrivano molto ma molto prima di quelle destinate al mercato italiano. Così, chi vuole, da noi può leggere con largo anticipo, che so, l'ultima novità di Dan Brown o Ken Follett”.
Sempre che sappia l'inglese: il grosso della clientela penso sia comunque composta da stranieri. O no?
“Sì, ma non comprano quello a cui sta pensando lei. O meglio, non solo: le guide turistiche le abbiamo, ovvio, ma vanno anche molto forte i libri di narrativa e i saggi. E questa, devo essere onesta, è stata una grande scoperta anche per noi che abbiamo così imparato a conoscere una nuova tipologia di lettori”.
Forse è presto per dirlo, ma come va questa nuova sezione?
“Molto bene. Anche perché noi non siamo solo una libreria nella libreria, ma una 'fonte' per tutte le altre librerie del Gruppo Arion, a cui forniamo testi altrimenti introvabili”.
In via Tiburtina, all'Eur o in viale Eritrea però ci sono meno stranieri. Anche lì è forte la richiesta di testi inglesi?
“Sì, c'è grande interesse, tenga presente che gli stranieri sono lettori forti, non come noi italiani, e che comprano di tutto, dai volumi sulla politica a ai saggi di storia”.
Da come parla sembra davvero appassionata. È un settore così nuovo questo?
“Non ci crederà ma stupisce anche noi che facciamo questo mestiere da anni. I testi in lingua originale sono tantissimi, a volte molto diversi dai nostri. Quando arrivano le novità è una specie di festa”.
Tra tutti questi nuovi arrivi il suo libro preferito a questo punto non può che essere in inglese...
“Ci mancherebbe altro. Le dico subito che a me piacciono i thriller psicologici. E che ora sto consigliando La ragazza del ritratto di Paul Torday, pubblicato da Elliot nella collana Scatti”.
Oppure?
“Una tempesta qualunque, nuovo libro di William Boyd, da poco uscito in libreria per Giano”.
Sono due scelte singolari. Si può dire?
“Certo, ma sono davvero da non perdere. Mi piacciono perché questi sono due grandi scrittori che non appartengono al settore dei gialli ma che si sono cimentati in questo genere. Insomma Boyd e Torday alla fine hanno nobilitato il mondo dei cosiddetti 'gialletti' dimostrando che scrivere un thriller è un modo elegante per parlare d'altro”.
Torniamo ai clienti americani o inglesi. Comprano anche libri di autori italiani?
“Sì, altro che. La Divina Commedia per esempio è vendutissima, ma va detto che – classici a parte - spesso questi clienti vanno alla ricerca dei nostri autori, poco diffusi anche da loro, da Camilleri a Faletti. Sono lettori molto curiosi. È bello lo scambio culturale che si riesce a instaurare con loro”.
22/06/2010 - 11:20





