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Andrea Luciani - Arion ViaVeneto

Dirigere una grande libreria nel cuore di Roma, su Via Veneto, una delle strade più famose del mondo: il sogno di qualsiasi libraio è realtà per Andrea Luciani che spiega però come il lavoro sia molto diverso da quello che si possa immaginare. “Una libreria su una strada importante come questa – spiega Luciani - prevede l'arrivo di clienti molto eterogenei, da quelli di una certa fama ai turisti più scanzonati”.

Insomma siamo lontani dal concetto di libreria di quartiere... 
“Si, non esiste un pubblico fisso, in un certo senso qui non abbiamo la necessità di far ruotare i libri: qui ruotano i clienti”. 

Ogni libreria Arion ha una forte specializzazione. Qual è la vostra? 
“Sicuramente quella dei testi in inglese”.  

Ovvio... 
“Si, ma meno scontato di quanto si possa immaginare: prima avevamo molti libri d'arte, volumi specializzati, poi abbiamo deciso di puntare dritti su libri per americani. Per un motivo preciso: via Veneto è letteralmente adorata dagli americani. I francesi, i tedeschi, gli inglesi quando arrivano in Italia guardano molte altre cose, ma gli americani no, sono davvero fissati con Via Veneto, così da poco ci siamo orientati verso il pubblico più vicino alla nostra libreria”. 

Ma ci sono anche mesi più poveri di turismo. In quei momenti come gestite questa specializzazione in testi inglesi? 
“Va detto che per una città come Roma i mesi in cui non abbiamo turismo sono veramente pochi, un paio al massimo. In ogni caso, visto che ci siamo specializzati in modo molto professionale nei testi in inglese distribuiamo questi volumi in lingua agli altri punti vendita del Gruppo Arion che in tempo reale possono garantire un catalogo di libri unico”.

Torniamo ai vostri clienti. Turisti a parte, ci parli dei personaggi famosi.
“Sono tantissimi, dagli attori ai politici, dalle star del mondo della musica a quelle dello sport: bisognerebbe fare un elenco infinito. E lo stesso si scontenterebbe qualcuno. In ogni caso i personaggi famosi di cui parlo sono talmente famosi che normalmente rifuggono la pubblicità, quindi se non facciamo nomi è meglio”. 

Va bene, ma non è mica una una vergogna dire che si leggono libri... Faccia uno strappo alla regola... 
“Due clienti assidui sono Montezemolo e Benigni. Ma le ripeto, la lista è infinita. Tenga presente che Via Veneto è anche una strada ricca di alberghi di lusso. Che ospitano normalmente personaggi di alto livello culturale. Personaggi che un salto in libreria lo fanno sempre”. 

Non le chiedo cosa leggono... 
“Grazie, non glielo direi”.

Appunto. Però ci continui a parlare di come si è evoluta la libreria. 
“È stato un processo lungo ma costruttivo. E non ha riguardato solo i libri. Ora abbiamo un nuovo settore di gadget. Dico 'nuovo' perché prima erano oggetti legati al mondo dei libri, ora è diverso, puntiamo su oggetti particolari, di design, raffinati. Che il nostro pubblico apprezza”. 

E il suo rapporto con i lettori-clienti? Nonostante i tanti turisti si riesce ad instaurare? 
“Si, esiste perché il pubblico fisso c'è comunque. Anche se non è probabilmente profondo come quello di altre librerie. Non dimentichiamo che qui ci sono anche uffici, con un grande numero di persone. Ed è con loro in particolare che siamo riusciti ad instaurare un rapporto molto diretto”.  

È vero che molti turisti sono ignoranti? 
“Si, ma io e i miei ragazzi siamo capaci di servire tutti, dai grandi collezionisti di libri a chi pensa che il Colosseo sia stato fatto sei mesi fa”. 

Un libro che consiglia spesso?
“Io non ho un libro 'mio'. Vado per 'fasi'”.  

E ora in che fase è? 
“Apocalittica”. 

Mamma mia. 
“È meno cupo di quanto si possa immaginare. Dopo La strada di Mcarty mi sono fatto un percorso personale, una sorta di viaggio virtuale in quello che non vorresti accadesse mai. Il libro che sto leggendo ora è Le due chiese di Vassalli, pubblicato da Einaudi. Parla di una piccola comunità montana durante la seconda guerra mondiale e ne racconta tutti i rapporti sociali, bellissimo”. 

La cosa che le piace di più di questo lavoro? 
“Il prodotto libro. Non la letteratura, la cultura, quelle vengono subito dopo. A me piace proprio  l'oggetto libro. Io ho una vera passione – quasi viscerale - per i volumi, ed è questo che mi ha spinto a lavorare nel mondo delle librerie: quando apro le scatole delle novità ho lo sguardo di un bambino che scarta i regali”. 

E il lato peggiore di questo lavoro? 
“Probabilmente il fatto che gli altri non si rendano conto di quanto sia difficile il nostro lavoro. Ogni volta che sento un cliente che dice 'che bello lavorare in libreria' gli vorrei far capire che oggi è meno poetico di quanto si possa immaginare. È vero che il libro è il bene meno commerciale che ci possa essere, ma il nostro è pur sempre commercio”. 

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